Francesco si accendevo l’ennesima sigaretta, un altra, delle altre tante, sempre tante. Il muro arancione che gli stava di fronte con il quadro al centro. Il pensiero rivolto a nord-ovest. Per quanto tempo ancora durerà? Se era stato, si diceva mentalmente Francesco, un amore clamoroso muterà finalmente nella piacevole consapevolezza del quotidiano, del dunque e faremo, facciamo.
La mancanza di Clarissa era oramai abituale. Un certo tipo di mancanza. Non poter essere raggiunta mai da lui era diventato quasi insostenibile. Per lui. Finire di pensare con i tre punti sospesi era oramai consueto.
Di colpo Francesco, senza accorgersene perde i sensi.
Al risveglio non sa dove si trova e cosa sta succedendo. il muro arancio non c’è più, il quadro neppure e la luce fioca fa pan danne con il suo cervello fuso.
Le donne sono animali paurosi. Complicati e assurdi. Indecifrabili e invivibili. Vogliono e vogliono e vogliono… ma basta! Io no, io non do, non più, sono stanco di dare, non mi va più. Do solo a… me, mi basta e mi basto. Avrò ancora qualche giorno di vita se tutto va bene, sono stufo di donne che vogliono vogliono e basta. Duepalle… me ne sbatto, un po’ eh, solo un po’.
Sono stanco di chi mi scalda il letto, sono stanco di banalità. Sono.
Con le dita bruciate. Con il cuore spaccato. Con la fine negli occhi. Con il regalo che sto per farmi. Con il regalo che farò a tanti facendomi un regalo. Con il libro che finalmente troverà il suo autore. Con le lacrime, agli occhi… con la fine di.